I Prai

Il territorio

MappaIl paesaggio agrario della pianura veneta è sotto gli occhi di tutti; sempre più piatto e monotono, sempre più spoglio di siepi ed alberature degne di questo nome, sempre più privato di qualsiasi residuo di ambienti naturali o seminaturali. La vita spontanea che vi si svolge diviene progressivamente più povera e banalizzata, dominata com'è dall'esuberanza di poche erbe comunissime ovunque o addirittura dall'aggressività delle nuove esotiche naturalizzate, invadenti e infestanti. Laddove invece qualche frammento di questi ambienti naturali o seminaturali resista ancora o laddove permanga qualche lembo di terra che ancora rispecchi un paesaggio agrario tradizionale, li è ancora possibile trovare raccolte assieme, come in un ultimo rifugio, numerose (e spesso insospettate) forme di vita animale e vegetale tipiche di questi stessi ambienti.

È il caso dei «Prai de Godego», un'ampia estensione terriera in buona parte compresa nel Comune di Castello di Godego (TV), ma in parte ricadente anche in quelli di Riese Pio X (TV) e Castelfranco (TV). Il toponimo stesso, «Prai», ne indica la tradizionale destinazione d'uso (da secoli a prato e/o pascolo secondo antiche regole) e, allo stesso tempo, ci fa immaginare ipotesi sull'interesse naturalistico dell'area stessa: un estremo asilo per la vita spontanea che abbisogna che il proprio ambiente non venga periodicamente o stagionalmente sconvolto dalle moderne pratiche agricole. Altrove, questa vita spontanea, non potrebbe sopravvivere. Ricerche botaniche avviate nei «Prai de Godego» in anni recenti da chi scrive, proprio per lavorare su queste ipotesi, hanno portato a risultati davvero confortanti e, in un caso, addirittura sorprendenti. E, almeno a quanto è dato sapere, l'area non era mai stata oggetto di specifici studi da parte di botanici. Anche se l'indagine non si può ritenere conclusa, quanto emerge permette di tracciare un primo interessante quadro d'assieme del paesaggio attuale del luogo: una fisionomia sicuramente originale e meritevole d'attenzione e, come elemento «in più», anche l'accertata presenza di alcune rarità botaniche, alcune delle quali, in questo angolo della pianura veneta, ancora non erano state individuate.

 

 

Le realtà
Carice Vulpina (Carex vulpina L.)

Carice vulpina (Carex vulpina L.)Si tratta di una robusta erba che vive nei «Prai» solo laddove vi siano, nella superficie prativa, delle fasce umide e depresse, stabili e poco disturbate. L'interesse del ritrovamento di quest'erba, avvenuto per la prima volta il 21 maggio 1991 (BUSNARDO, in pubbl.) risiede nel fatto che si tratta di una specie che in passato era stata spesso e facilmente confusa con una sua simile (Carex otrubae Podp.) e che nella sua forma tipica si riteneva non esistesse nemmeno in Italia (PIGNATTI, 1982). Gli esemplari raccolti ai «Prai de Godego», invece, con l'autorevole conferma dello specialista Bruno Wallnofer del Museo di Storia Naturale di Vienna (che qui ringraziamo), corrispondono esattamente alla vera Carex vulpina L. considerata in senso stretto. Il ritrovamento ai «Prai» è dunque di grandissima importanza. Non solo conferma la presenza della specie nella nostra nazione, ma finché altre identiche (e con sicurezza attribuibili a Carex vulpina L.) non verranno ritrovate in altri luoghi, questa costituirà l'unica stazione italiana certa di questa specie. E scusate se è poco. Attualmente le sue popolazioni presenti sui «Prai de Godego» sono più d'una e si dimostrano sufficientemente vitali ma, ripetiamo, sono strettamente localizzate in quelle depressioni fangose e che sono oggetto di uno studio specifico di prossima pubblicazione. Se ognuno di questi luoghi venisse stravolto (dissodato, interrato...) la specie automaticamente si estinguerebbe non potendo attecchire altrove. Inutile commentare il danno che ne verrebbe.

 

 

 

Aglio Angoloso (Alliumguiosum L.)

È una robusta erba con un'infiorescenza roseo-violetta assai simile ad altri Agli selvatici ma ben distinta da ognuno di loro per il fusto nettamente trigono, per avere i bulbi inseriti su un rizoma e per altre piccole caratteristiche. È specie a fioritura estiva e compare dunque nei «Prai» solo qualche tempo dopo il primo taglio del fieno. L'Aglio angoloso è una tipica erba dei prati umidi.

 

Ranuncolo Velutino (Ranunculus velutinus ten.)

Altra erba molto vistosa e robusta, all'apparenza simile ad altri ranuncoli gialli assai comuni nei prati ma in realtà ben distinta per le grandi dimensioni, per la fitta e vellutata peluria lungo tutto lo stelo e per altre caratteristiche. Si tratta di una specie ampiamente diffusa in tutto il centro-meridione d'Italia ma rara e localizzata al nord. Prima di questo ritrovamento ai «Prai» (BUSNARDO, 1994), era conosciuta nel Veneto solo per isolate località del veronese e rodigino. Nella zona dei «Prai» si presenta localmente molto abbondante ma discontinua nella distribuzione. In alcuni tratti produce fioriture davvero esuberanti ed in altre manca del tutto. In ogni caso, come ottimo vitale, sembra prediligere le estremità dei prati più prossime alle siepi e alle alberate.

 

Veronica Pellegrina (Veronica peregrina L.)

Piccola erba a fusto eretto ma esile, con i singoli fiorellini del tutto simili a quelli delle erbe assai conosciute come «occhi della Madonna» (Veronica persica Poiret, Veronica chamaedrys L. ed altre) ma ben distinta da queste per la struttura dell'infiorescenza e per le foglie oblanceolate a contorno intero. Si tratta di un'entità d'origine americana, da due secoli naturalizzata in Italia (SACCARDO, 1909) ma ovunque assai rara e localizzata, forse ad dirittura in forte regresso. Il ritrovamento ai «Prai» (BUSNARDO, 1994) è dunque fatto di buon interesse, soprattutto tenendo conto che anche in quest'area si dimostra occasionale.

 

I Ranuncoli dei «Prai»

Che le diverse erbe non siano distribuite a caso sulla faccia della terra è un concetto ormai largamente acquisito. Un po' tutti sanno che ci sono quelle specializzate ed esclusive di un certo ambiente (come molte abitatrici delle torbiere alpine) e che ci sono quelle più tolleranti ed adattabili ma pur sempre condizionate dal trovare soddisfatte le proprie esigenze vitali. Ed allora, se esiste questo legame che unisce una specie al suo ambiente di vita, perché non usarlo anche come "aiuto in più" nel cercare di riconoscerle?

Spieghiamoci meglio. Ogni manuale che si rispetti riporta sempre, accanto alla descrizione delle caratteristiche esteriori di ogni vegetale, anche qualche notizia sul suo ambiente di vita. Ebbene, più d'una volta saranno proprio queste informazioni che ci potranno confermare se il nome che stiamo per dare alla nostra erba è quello esatto oppure no. Con un po' di buon senso, naturalmente. Se l'abbiamo raccolta in un bel bosco di faggio e le notizie del libro ce la danno invece per pianta di palude, è certo che ci sarà tutto da rifare. Ma se l'abbiamo osservata in una siepe e la leggiamo come erba di prato, è probabile che sia proprio quella.

Ma c'è un'altro aiuto, forse più importante, che ci può venire dal legame tra un'erba ed il suo ambiente. E per capirlo meglio, proviamo a descrivere una situazione reale: i Ranuncoli dei «Prai de Godego». È questo, un luogo nell'alta pianura trevigiana, compreso tra i comuni di Castello di Godego, Riese Pio X e Castelfranco Veneto, dove esistono alcune interessanti aree prative che, a memoria d'uomo, si racconta che mai siano state dissodate. Sempre sfalciate e mai intaccate dall'aratro. Che sia proprio così, non è del tutto sicuro, ma quel che è certo è che qui resistono ancora dei frammenti d'un paesaggio agrario formato da grandi prati stabili racchiusi tra fitte alberate. E la conseguenza appare chiara: c'è la possibilità di vita indisturbata per un ricco corteggio di erbe. Tra tutte, un dato che è emerso da alcune indagini recenti è l'insolita presenza di ben sette diverse specie di Ranuncoli (e senza considerare quelli che vivono nei corsi d'acqua o che infestano i seminati adiacenti). Una situazione interessante, soprattutto considerando che, altrove, l'aratura o la rotazione delle colture lascia ben poca possibilità di sopravvivenza a questa vita selvatica.

Localmente, questi Ranuncoli sono sempre stati visti e conosciuti, ma i nomi usati non si discostavano dal tradizionale "Pievorin" o "Piegorin" o dal più generico "botton d'oro". Non c'era necessità di scendere nel dettaglio e di distinguere tra l'una e l'altra specie. Un'osservazione attenta, invece, porta a due interessanti conclusioni: non solo le sette specie di Ranuncoli sono ben diverse l'una dall'altra, ma ognuna, all'interno dei «Prai de Godego», ha scelto una ben precisa situazione ambientale per vivere. Per dirla con termini più scientifici: a differenze morfologiche corrispondono differenze ecologiche. È come se, tra questi sette diversi Ranuncoli, vi sia stato un accordo per la spartizione degli spazi vitali. Ed è solo il nome, ancora una volta, che ci permette di apprezzare questo ordine che si è data la natura. Cosa che non potremmo capire se ci limitassimo a chiamarli tutti, indifferentemente, "Ranuncoli".

Le alberate, quando sono sufficientemente fitte, ne ospitano tre: il Faganeilo (Ranunculus ficaria), il Ranuncolo delle siepi (Ranunculus auricomus) e il Ranuncolo lanuto (Ranunculus lanuginosus). Il Faganello è il più comune ed il più precoce; è l'unico ad avere il fiore formato da più di cinque petali e per tal motivo è subito riconoscibile. Anche le vistose chiazze gialle del Ranuncolo delle siepi si notano con facilità ma il suo motivo d'interesse è un'altro: è una di quelle erbe la cui variabilità di forme non ha ancora trovato una univocità d'interpretazioni. Decisamente poco frequente è invece il Ranuncolo lanuto, un'erba del sottobosco delle colline e delle basse montagne "dimenticata" in questo angolo di pianura all'atto della sparizione degli antichi boschi di carpini e querce.

 

Una ricostruzione di come le diverse specie di Ranuncoli si distribuiscano nelle nicchie ecologiche della località "Prai tra Godego, Riese e Castelfranco" (SIEPE PRATO PRATO)

 

SIEPE PRATO PRATO

 

In quell'orlo un po' indistinto che non è più siepe ma che non è nemmeno ancora prato, vive a larghe macchie (ma non dappertutto) il Ranuncolo vellutino (Ranunculus velutinus). È un'erba molto grande e robusta, comune nel meridione d'Italia ma assai rara nelle regioni settentrionali. Trovarla ai «Prai de Godego» è un fatto di grande rilevanza ed un evento che accresce l'interesse dell'area. Laddove vi sono invece depressioni fangose, stabilmente inzuppate ad ogni pioggia, regna il Ranuncolo strisciante (Ranunculus repens), un'erba comunissima ma meritevole d'osservazione per la sua capacità d'allungarsi e d'ingabbiare il terreno infitte ragnatele.

E poi c'è il prato aperto. Nessuno stupore per la grande diffusione del Ranuncolo acre (Ranunculus acris), un'altra erba davvero comunissima negli spazi aperti e nelle radure di pianura e di montagna. Qualche grattacapo lo dà invece il Ranuncolo bulboso (Ranunculus bulbosus), un Ranuncolo che è inconfondibile per la presenza di un bulbo sotterraneo ma che si presenta qui, come in qualche altro luogo di pianura, con delle popolazioni che non sono assimilabili a quelle tipiche della collina e della montagna. Un altro problema in più, un'ulteriore prova di una straordinaria ricchezza del mondo delle erbe.

Ma se le cose stanno così, se si riesce ad acquisire questa consapevolezza che ad ogni variazione ambientale (anche minima e poco percettibile) corrisponde anche una diversità nella flora, non ne potrà derivare che una buona e costante abitudine a curiosare in tutte le pieghe del paesaggio. Sarà proprio questo modo di fare e di guardare che ci potrà portare a piacevolissime e insospettate scoperte.